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January 2nd, 2019

jewsejka in ru_sorokin

The world premiere of DAU is now only days away. In Paris from January 24 to February 17...



ВИЗОВЫЙ ЦЕНТР ДАУ

Перед посещением

1. Чтобы войти на территорию DAU, Вы должны быть обладателем визы, которая предоставит Вам доступ в Театр Шатле и Театр-де-ля-Виль, где будет разворачиваться эксперимент.

2. Вы должны подать онлайн заявку на получение визы как минимум за 2 часа до посещения. Существует несколько типов виз и Вы должны понимать, что Ваш опыт DAU будет отчасти предопределен в зависимости от типа визы, который Вы выберете. DAU сделает выбор для и вместо Вас, будьте готовы к сюрпризам.

3. Существует несколько типов виз.
Ознакомьтесь с ними внимательно прежде чем сделать выбор.

4. Визы S1 и М1 предполагают создание общего пользовательского профиля и заполнение психометрической анкеты. Это необходимо для того, чтобы наш алгоритм смог разработать индивидуальную программу посещения DAU специально для Вас. Мы задаем необычные, иногда провокационные вопросы. Это часть опыта DAU. Ваши персональные данные будут храниться в полной конфиденциальности и не будут переданы неправомочным третьим лицам, как того требует Генеральный регламент о защите персональных данных (GDPR). Чтобы узнать о том, как мы собираем и храним Ваши персональные данные, Вы можете ознакомиться с нашей Политикой Конфиденциальности.

5. Вы сможете получить Вашу визу DAU в день и во время, которые Вы укажете во время заполнения онлайн заявки. Мы настоятельно рекомендуем прибыть за 30 минут до назначенного Вам времени.

6. Для получения визы DAU Вам понадобится документ подтверждающий личность с фотографией (паспорт, водительское удостоверение, идентификационная карта).


Внутри DAU

Багаж запрещен
Багаж и крупногабаритные предметы запрещены на территории DAU. Разрешены личные вещи размером не больше формата А4. Примите к сведению, что на территории нет камер хранения.

Электронные приборы запрещены
Мобильные телефоны, планшеты, ноутбуки, айпады, камеры и пр. запрещены на территории DAU. Пожалуйста, оставьте все Ваши девайсы дома. Если при Вас будет мобильный телефон, мы вынуждены будем забрать его на время Вашего посещения DAU. Он будет помещен в безопасную камеру хранения. На случай непредвиденных обстоятельств будут установлены экстренные телефонные линии и все необходимые номера будут предоставлены во время заполнения заявки на получение визы.

На время посещения Вам будет предоставлен девайс DAU. Этот смартфон будет Bашим персональным навигатором по территории и в то же время будет призван гарантировать соблюдение Вами внутренних правил территории. Если Вы нарушите правила, DAU оставляет за собой право аннулировать Вашу визу и вывести Вас за пределы территории.


Какую визу выбрать

Вы должны подать онлайн заявку на получение визы как минимум за 2 часа до посещения. Во время заполнения заявки Вы сможете выбрать время и дату Вашего посещения. Территория DAU будет открыта 24 часа в сутки, 7 дней в неделю. Для получения виз S1 и M1 Вам необходимо заполнить анкету, чтобы мы могли индивидуализировать Ваш визит.

A1
Виза 6 часов
€35

Предоставляет однократное посещение территории DAU длительностью до 6 часов. Повторное посещение невозможно. Без анкеты.

S1
Виза 24 часа
€75

Предоставляет доступ на территорию DAU длительностью до 24 часов. Повторное посещение в течение этих 24 часов разрешено. Требуется заполнение анкеты.

M1
Безлимитная виза
€150

Предоставляет доступ на территорию DAU на весь срок ее существования в Париже. 24 часа в сутки, 7 дней в неделю. Выберите время и день посещения для первого визита и Вы сможете вернуться в любое время. Требуется заполнение анкеты.
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Владимир Сорокин (интервью) // "Corriere della Sera. La Lettura", #365, 25 novembre 2018



Libri Personaggi

Narrativa e rap per resistere a Putin

Vladimir Sorokin usa due immagini per raccontare la sua Russia. La prima: attraversiamo un inverno politico molto freddo. La seconda: siamo su un vecchio, enorme Titanic, un rudere economico pieno di buchi.

«La prima volta che ho attraversato il confine russo era il 1988. Un momento indimenticabile. Venni proprio qui, a Berlino Ovest, in questo quartiere, Charlottenburg, dove vivo circa metà dell’anno. Lo adoro. Me ne innamorai. C’era ancora il Muro. Andai a vederlo: m’impressionarono il filo spinato, il poliziotto armato, il cane al guinzaglio... Tuttavia quando parlo con i miei connazionali mi rendo conto che il muro resiste ancora nelle loro teste». Vladimir Sorokin (ingegnere, nato nei pressi di Mosca nel 1955), scrittore russo di culto, si presenta puntuale come un orologio svizzero al Café Kant in piazza Walter Benjamin a due passi da casa sua. Si fatica a credere che un uomo così amabile sia il prolifico autore di novelle, romanzi, libretti d’opera e sceneggiature che si distinguono per la crudeltà di certi contenuti che in passato gli sono valsi persino accuse di pornografia e immoralità. Il pittore Pavel Pepperstein ne descrisse mirabilmente la dicotomia con una similitudine: «Come se un’icona di Andrej Rublyov ogni tanto vomitasse sui fedeli». Quest’anno, mentre a Mosca esce Il quadrato bianco, raccolta di racconti incandescenti, e in Italia è appena stato pubblicato da Bompiani Manaraga, la Staatsoper di Berlino prepara l’allestimento della quarta opera tratta da un suo lavoro: Violetter Schnee («La neve viola») andrà in scena dal 13 gennaio.

Il virtuosismo mimetico di Sorokin (è in grado di parodiare qualsiasi scrittore russo) è evidente fin dagli esordi negli anni Ottanta ma è con Goluboe salo («Grasso blu», mai tradotto) che raggiunge l’apice del sublime e dell’oltraggio: risuscita i cloni dei grandi della letteratura russa (i personaggi del romanzo sono Tolstoj, Cechov, Nabokov, Pasternak, Dostoevskij e Anna Achmatova), ne imita l’affabulazione e appena ci si abitua alla filigrana della sua scrittura, trasgredisce. La trama del libro è complessa: alcuni scienziati estrapolano dalle glorie della letteratura russa riportate in vita il grasso blu, ovvero la sostanza che si sprigiona nel momento della creazione, il concentrato di energia, sacralità e purezza. In un capitolo però si fa riferimento a un rapporto omosessuale tra i cloni di Kruscev e Stalin, un inciso mai perdonato dai nostalgici del regime soprattutto perché è il Napoleone della taiga la vittima di sodomia da parte di un personaggio, Kruscev, considerato minore.

Sorokin patisce insulti e minacce dai nazionalisti e i suoi libri sono bruciati pubblicamente. Nel 2002, quando il Bolshoi annuncia di assegnargli il libretto dell’opera I figli di Rosenthal, sulla piazza del teatro il movimento giovanile Marciamo Insieme (vicino al presidente Putin) invita i passanti a stracciare e buttare i suoi libri in finte toilette allestite per l’occasione. Le manifestazioni si ripetono nel 2005 alla vigilia della prima. Le accuse d’indecenza, incitazione alla pornografia e omosessualità coinvolgono le alte sfere: il Cremlino si dissocia, la Duma ordina una risoluzione per valutare la moralità del contenuto. Poi tutto finisce in nulla. Non contento Sorokin nel 2006 dà alle stampe un romanzo esplosivo, una fiaba selvaggia: La giornata di un opricnik (Atmosphere libri, 2014).


— Vladimir Georgievic, partiamo da qui. La giornata raccontata in prima persona da un «opricnik» (così si chiamavano le guardie di Ivan il Terribile) è una distopia ambientata a Mosca nel 2027. La monarchia è stata restaurata, il Cremlino è ritornato al bianco delle origini, il Grande Muro si estende dall’Europa alla Cina. L’ordine è assicurato dalle guardie del Sovrano, gli «opricniki ». Andrej Komjaga ci conduce tra le efferatezze quotidiane sue e dei compagni che assicurano la vita dello Stato e del Sovrano. In Russia oggi si vive come a quei tempi?

— L’ho scritto in un mese, di getto. Ho recuperato la lingua del XVI secolo, il pei riodo del Terribile, e l’ho mischiata a elementi contemporanei. Avevo concepito il libro come un rituale magico, una sorta di esorcismo contro le cose brutte. Oggi chi lo legge mi dice che ho avuto una premonizione. Come scrittore ne sono soddisfatto. Da cittadino sono scioccato.

— Vivere a Berlino è una forma di protezione?

— Vivo tra Berlino e Mosca perché ho bisogno di Ordnung e disordine. Sono nato artisticamente al tempo di Jurij Andropov, il reggente dell’Unione Sovietica dopo Breznev, che era un uomo tetro e crudele. La nostra cerchia, l’underground dei primi anni Ottanta, cominciò a essere presa di mira: intimidazioni, arresti… Un giorno uomini del Kgb vennero nel mio appartamento. Brutti tempi per gli artisti. Mi accorsi allora che in Russia uno scrittore per tradizione secolare ha due possibilità: avere paura o scrivere. Decisi che la prima opzione non era dignitosa. La Russia oggi è un vecchio, enorme Titanic, un rudere economico con molti buchi che si muove molto lentamente. Ai piani alti l’élite ricca ed elegante balla, beve, fa l’amore… Sotto i tavoli vanno alla deriva, tutto cade e si rompe.

— Che cosa consiglierebbe a Putin?

— Lui è un uomo del Kgb circondato da uomini del Kgb. Sa che la gente ha memoria della paura che incuteva lo Stato e la usa. Il sistema non si può fermare né può ripensare sé stesso. Negli scacchi c’è una situazione che in tedesco si chiama Zugzwang: è quando un giocatore non ha più a disposizione mosse buone. Putin si trova in questa situazione. La Russia rimane imprevedibile. Anche se devo ammettere che oggi condividiamo questa incertezza con l’America e l’Europa.

— Nel suo libro più recente, «Manaraga », lei si occupa anche dell’Europa. Un’altra distopia, questa volta ambientata nel 2037. L’Occidente ha vinto un conflitto apocalittico con un nemico islamico non precisato e l’élite globale va pazza per il «book’n’grill»: si contende chef fuori legge che cucinano sul fuoco acceso con le prime edizioni dei classici della letteratura. Il suo protagonista è uno chef specializzato in letteratura russa. Fantastica di possedere la prima edizione delle «Anime morte» di Gogol’ per arrostire costine di maiale e non si sognerebbe mai di svilire la sua arte bruciando opere di Gor’kij.

— Per me è una dichiarazione d’amore al libro di carta. Un tentativo di proteggerlo. Una volta ero all’università di Stanford e mi è capitato tra le mani il diario di un ufficiale fuggito dall’Unione Sovietica nei primi anni Venti. Nell’ultima pagina si trovava ancora il fiore che aveva raccolto a Odessa un attimo prima di lasciare la sua terra. Il libro di carta conserva la memoria di una vita. Ma l’era di Gutenberg è finita con l’elettricità. L’idea diManaraga (dal nome della montagna negli Urali dove si trova nel libro una tipografia che produce false prime edizioni di Nabokov, ndr) mi è venuta in un ristorante italiano qui a Berlino. Non scrivevo più da tre anni perché il romanzo Telluria mi aveva preso tutte le energie e mi dedicavo alla pittura. Guardavo il forno a legna e d’un tratto ho avuto un flash. In Russia attraversiamo un inverno politico molto freddo e la gioventù è tornata a considerare i libri come ceppi da ardere metaforicamente, sostanza da cui trarre il calore per proteggersi dalla propaganda della tv che il Kgb usa da vent’anni come un cannone contro le menti. Quando vedo persone che conosco dagli anni Settanta, scrittori, giornalisti, artisti che sostengono che è giusto impossessarsi della Crimea perché è un vecchio territorio russo, so che il loro cambiamento dipende da questo cannone. Ma adesso il meccanismo non funziona più così bene. I giovani cercano la corazza necessaria nella musica, soprattutto il rap, e nella letteratura. Oggi si vedono ragazzi uscire dalle librerie con pigne di libri di autori russi contemporanei come fossero ceppi da ardere, appunto. Ne sono affascinato. Una scena impensabile fino a cinque o dieci anni fa.

— Che autori leggono?

— Victor Erofeev, Victor Pelevin, Tatjana Tolstaja, Ludmila Ulitskaja, Sergej Lebedev….

— E chiaramente leggono anche lei…

— Sì… ma m’imbarazza dirlo.
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